Pigmenti, Rose, Gambe

Sono le tre di notte quando qualcuno suona alla mia porta.
Mi sveglio, con il timore che sia accaduto qualcosa ai miei figli, ancora in tenera età, ma all’uscio appare Carlo. Carlo è un uomo intelligente e fascinoso, ma più sfortunato di me, anzi di noi, un piccolo gruppo di amici che in qualche modo provvediamo al suo precario sostentamento.
Entra sempre, a qualsiasi ora appaia, come se fosse atteso. Credo sia un suo modo di vincere la solitudine. Preparo un caffè, ma Carlo preferisce una birra, del formaggio e una Gauloise che conservo in studio solo per lui. Se ne va dopo due ore di conversazione e lunghi silenzi, così come era venuto.
Sono le cinque, non ho più sonno, mi sento stordito: che fare? Penso che questo è il titolo di dieci fotografie del 1984, l’unico lavoro di un certo rilievo che ho eseguito in quell’anno, pesante e doloroso.
Progetto da molto tempo l’abbinamento della fotografia e della pittura; a olio, naturalmente, come i veri pittori! Ma per timore e un po’ di vigliaccheria rimando sempre questo incontro. Oggi è il giorno prescelto! Carlo, come un angelo giunto all’improvviso, me lo ha annunciato. Non ho più alibi da interporre fra me e il fare. Ho i pennelli, i colori, la trementina, le spatole, una serie di piccole immagini appositamente realizzate e incollate su tavolette. Mentre scrivo questi brevi appunti sto osservando le sette fotografie dipinte: l’esito è piuttosto deprimente. Forse coloro che mi consigliavano di soprassedere a questo progetto non avevano torto!
O forse, il primo tentativo non poteva essere diverso.
Non so che dire, mi sento frustrato e deluso: ho la sensazione forte, però, che in futuro ci saranno altri incontri.

Torino, 26 novembre 1985